La bilancia di Bepi: un piccolo gioiello della laguna

Nascosta all’interno della riserva delle Foci dello Stella, si trova la Bilancia di Bepi. Una piccola palafitta, tutta in legno, raggiungibile in macchina, oltre che in barca da Lignano e Marano, di proprietà di un giovane ragazzo friulano, Daniele Ciprian, che avendola ereditata dal nonno, la sta riportando alla vecchia gloria come luogo di ritrovo e divertimento per coloro che hanno voglia di esplorare la laguna.

Spieghiamoci meglio….una bilancia sul territorio friulano è una grossa rete quadrata (25m x 25m), con al centro una sorta di imbuto in cui i pesci entrano e rimangono intrappolati. È sospesa sul fiume e viene immersa e risollevata, a mano o con un motore elettrico.
Questo antico metodo di pesca, tradizionale della bassa, permette di catturare fino a 10kg di pesce al giorno, senza causare alcun danno al delicato equilibrio del ecosistema lagunare.
A seconda della stagione la qualità del pescato cambia, spesso comunque le prede sono anguille, gamberi, cefali e a volte qualche pesce di acqua salata che si spinge verso su per scampare al freddo dell’inverno.

Costruita dal nonno di Daniele negli anni ’70 e utilizzata nel tempo soltanto come casa vacanze, la bilancia può ospitare all’intero 12- 15 persone al massimo, ma nel bellissimo porticato esterno c’è molto spazio e un caminetto con il fuoco sempre acceso che tiene caldi gli animi di chi viene in visita.
Per gli ospiti c’è la possibilità di partecipare a diverse attività come il noleggio kayak, visita guidata ai casoni, escursioni in bici e birdwatching. Trovandosi, la bilancia, all’interno della riserva delle foci dello Stella è possibile ammirare 175 diverse specie faunistiche, tra cui anche i fenicotteri.
Prenotando la gita con anticipo, è possibile organizzare anche dei picnic. I prezzi sono, a mio parere, davvero onesti: 25€ a persona per mezza giornata (9.00 – 13.00/13.00 – 18.00) compreso il noleggio delle attrezzature; 69€ per le famiglie.

La bilancia era di proprietà di Bepi, il nonno di Daniele ed è passata in eredità a questo ragazzo, che con molto spirito di sacrificio, sana passione e indubbio coraggio ne ha fatto il suo lavoro.
I turisti che scoprono questa piccola realtà sono principalmente stranieri…guarda un po’ che novità…in particolare tedeschi, in totale 400 persone all’anno all’incirca, sembra strano ma purtroppo è così.
Da qualche tempo Daniele, ha preso contatti con i diportisti di Marano, che, con le loro motonavi, portano in visita nella laguna i bambini delle scuole e i turisti nel periodo estivo così da far scoprire la sua realtà ad un pubblico più ampio.
Tra gli ospiti più illustri passati da qui, un cenno particolare va al famoso scrittore Ernest Heminguay, che da buon intenditore del bello qual’era, venne in visita ospite del nonno di Daniele, Bepi, suo amico. Nella sala interna si può vedere la dedica dello scrittore.

Per una giornata in allegria con gli amici, o per ricaricare le batterie senza spostarsi troppo da casa, la Bilancia di Bepi è davvero un posto magico da scoprire. Ve ne innamorerete sicuramente!!

Se siete curiosi e volete un’anteprima di ciò che vi aspetta: https://www.youtube.com/watch?v=fIPBOJrHIW4

Per info e dettagli bilanciadibepi@gmail.com oppure https://www.facebook.com/bilanciadibepifocidellostella/

Cucinare 2017, uno scorcio di Friuli

Tra l’11 e il 14 Febbraio, si è svolta presso il polo fieristico di Pordenone un’interessante fiera eno-gastronomica Cucinare. Più di 18.000 visite ai 150 stand espositivi di tutte le regioni d’Italia, ma spicca un’ intensa presenza di prodotti friulani.Per chi come me è alla ricerca di in formazioni sulle nostre eccellenze, per i golosi, per gli operatori del settore o semplicemente per chi vuole assaggiare questa fiera è un vero e proprio paese dei balocchi.

Eventi e incontri formativi, show cooking di stelle michelin e stars televisive si sono susseguiti per riempire intensamente questi quattro giorni.
Con mio grande dispiacere non ho fatto in tempo a prenotarmi a nessuno degli eventi in calendario, perciò mi sono fatta sfuggire da sotto il naso la possibilità di assaggiare piatti creati dai alcuni tra i migliori chef del Paese, e non solo. Infatti, nella giornata di Lunedì, un ospite particolare presidiava i fornelli dell’arena stars cooking Credit Agricole Friuladria: Paolo Casagrande, chef del ristorante Le Sarte di Barcellona, partito dalla provincia di Pordenone e passato per le migliori cucine d’Europa, il giovane cuoco è stato insignito con tre stelle dalla Guida Michelin ( unico in Barcellona). Tra i grandi, una menzione con particolare orgoglio va agli stellati di casa nostra Emanuele Scarello degli Amici di Godia (Ud),  Alberto Tonizzo di Al Ferarut di Rivignano (Ud).
A tutti gli eventi si accede su prenotazione on-line o in loco, alcuni gratuiti, altri con una spesa tra i 5€ e i 10€, piatti particolari, ricercati, preparazioni molto elaborate che richiedono più giorni di preparazione abbinati a vini di tutto rispetto serviti da sommelier in divisa. Oltre alla possibilità di assaggiare c’era anche quella di fare, infatti, durante i quattro giorni di fiera si sono svolti dei corsi formativi di cucina con partecipazione gratuita organizzati da ERSA in collaborazione con varie Por Loco in cui si poteva mettere effettivamente le mani in pasta e imparare a preparare i piatti della nostra tradizione.

Non  sono certo passati inosservati i temi più scottanti del momento nel universo  culinario, infatti, molti sono stati gli eventi  a tema bio, vegan o intolleranze. Inoltre un grande spazio all’interno di uno dei padiglioni principiali è stato riservato alle 16 imprese provenienti dai paesi terremotati del centro Italia, ai quali verrà devoluto il ricavato degli eventi di solidarietà a tema Amatriciana.

Un piccolo spazio è stato addirittura riservato allo stand degli amici del Toscano dove si poteva osservare un’operatrice arrotolare aromatiche foglie di tabacco. Molte le degustazioni e le collaborazioni con cantine e cuochi per trovare gli abbinamenti più singolari che esaltino il gusto non solo del sigaro.

Ampia anche la cornice dei presidi slow food di casa nostra, dall’olio di Triste alla cipolla di Cavasso, passano per la Rosa di Gorizia fino al Pan di Sorc, senza dimenticare Pittina e Ladric di Mont, numerosi i produttori elicimachiati a rappresentanza della Regione.

Nel rispetto di tendenze, tradizioni, innovazione, territorialità e condivisione, “Cucinare per mestiere, per passione”  è un evento davvero interessante dove si respira un aria frizzante e creativa. Si coglie la passione degli organizzatori e dei collaboratori per il cibo in ogni sua declinazione.

Sicuramente merita una visita..unica cosa ricordatevi di prenotare in anticipo o rischiate di perdervi il meglio!!

Antonia Klugman: umiltà stellata

Miglior cuoca dell’anno 2017, eletta dalla prestigiosa guida dell’Espresso. Un riconoscimento che fa seguito ad una storia di successi, iniziata con il titolo di novità dell’anno per la guida Gambero Rosso nel 2014.
Un ristorante dallo stile molto pulito: pietra, legno e vetro, niente fronzoli o arredi pacchiani, solo semplicità e tradizione, valori che si rispecchiano anche nei piatti.
Tutto nasce dalla capacità della chef stellata Antonia Klugman, di trasmettere ciò che la rappresenta: umiltà.
Andandoci, ve ne accorgerete anche dalla collocazione. Il covo della rinomata cuoca, si trova in una valle tra i pendii delle colline del collio, che sembrano quasi custodirlo gelosamente dal resto del mondo.
Passando tra i tavoli, a fine serata, racconta la sua storia con un fondo quasi di incredulità per il risultato ottenuto. Cuoca auto-didatta, figlia di medici triestini e con una carriera da avvocato in vista, la Klugman, si è ribellata alla via segnata del destino, per crearsi da sola il suo futuro. Dopo aver lasciato la facoltà, è partita dal basso, ma nessuno degli ostacoli trovati lungo la strada, ha impedito a questa maga dei fornelli, di raggiungere l’olimpo stellato.

Da dove nasce il suo successo??..credo dalla sua tenacia, almeno è quello che sono riuscita a captare parlando con lei al termine di una fantastica cena consumata all’Argine di Vencò.
Lei stessa racconta di non aver mai avuto un orto o delle piante da coltivare, essendo cresciuta in città a Trieste, eppure, ora la sua cucina, meritatamente stellata, gira intorno al microcosmo del suo giardino, del suo orto e delle sue piante.

La strada che ha percorso, insieme al marito Romeo De Feo, è stata lunga e perigliosa, fatta di successi e di fatiche immense. I due hanno inseguito insieme il sogno di realizzare il loro ristorante tra i pendii del Collio, e così è stato.
Partendo dalla gavetta come lavapiatti, la Klugman ha scalato a  piccoli passi la vetta aprendo nel 2009 il suo primo ristorante a Pavia di Udine. Il destino poi l’ha portata verso i lidi veneziani, dietro i fornelli del ristorante Ridotto, presso il quale ha lavorato mentre il  signor Romeo, che la affiancava in sala, nei giorni liberi seguiva l’avanzamento dei lavori per la realizzazione dell’Argine.

Nel ristorante, pochi tavoli, pochi cuochi, soltanto 5 presone in cucina e da meno di un anno, ci dice, perché da quando è arrivata la stella sono aumentanti anche gli avventori, così il suo staff è dovuto crescere da due a cinque persone, compresa lei ovviamente, che a fine serata non manca di passare tra i tavoli per i saluti, da tutti attesi con curiosità.

Nei piatti troverete solamente prodotti di stagione, raccolti a mano, e coltivati con passione dalla suocera. Erbe selvatiche aromatiche e alimenti spartani, assumono, passando dalla sua cucina, una declinazione sublime.
Personalmente, il piatto che più mi ha colpito è stato il midollo con i broccoli. Niente di poi così diverso rispetto al solito, ma colori sgargianti, gusti semplici e contrasti tra le consistenze, hanno reso ogni boccone qualcosa di memorabile.
Quasi incantata dalla storia di questa grande eccellenza friulana, colgo l’occasione per rivolgere i miei più grandi complimenti alla chef Klugman e vi esorto, almeno una volta nella vita, a provare qualcosa di diverso. Andatela a trovare in questo piccolo angolo incastonato tra le colline di Dolegna del Collio, regalando alle vostre papille gustative un’esperienza memorabile.

 

Il re del formaggio

Miglior formaggio aromatico italiano 2016 e pronto a spopolare anche nel nuovo anno alla competizione Italian Cheese Awards, che si terrà il prossimo Aprile.

Il signor Sante Rugo, produce quello che nell’anno appena trascorso è stato marchiato con il simbolo del miglior formaggio aromatico italiano.
Nel suo piccolo laboratorio, incastonato tra i borghi di Socchieve, vengono prodotti solamente due tipi di formaggi uno, il formadi frant, peperino, friabile ma pastoso, uno di quei prodotti che si distinguono dalla massa, lo si vede subito, non è assimilabile alle paste dei classici formaggi aromatici che quasi grattano sulla lingua. L’altro o meglio l’altra è il prodotto che mi ha preso il cuore….anzi le papille gustative…la miglior ricotta mai provata!!
Disturbandolo in un giorno festivo, mi sono fatta mostrare il procedimento di produzione di questo spettacolare prodotto. Sante va personalmente a prendere il latte appena munto dal vicino di casa, suo unico e fidato fornitore, e lo porta nel suo caseificio.
La lavorazione è talmente lenta e particolare che da 2 ettolitri di latte vengono prodotti solamente 4 chili di ricotta.
Il latte viene addizionato del caglio e la prima produzione che si ottiene è quella del formaggio, che verrà fatto stagionare ed in seguito utilizzato per produrre il frant.
Il procedimento continua con l’aggiunta di fermenti. Mescolando a lungo e aumentando piano la temperatura del latte, fino agli 80 °C, come per magia, iniziano a crearsi nel pentolone i primi fiocchi di ricotta. La quantità di prodotto che si forma è veramente pochissima, ma è di una qualità eccezionale.
Il segreto di tutto quanto, mi sembra di capire, sia la temperatura che, al contrario delle produzioni industriali, viene mantenuta bassa e costante. Questo è allo stesso tempo il motivo per cui la resa del latte è molto poca, solo il 2%, e la chiave per ottenere un prodotto straordinario.
La ricotta a differenza di quelle comuni è molto più morbida, cremosa, quasi dolce, da gustare al cucchiaio.
Il legame con il suo lavoro è talmente forte che Sante non si fa aiutare da nessuno, crea e distribuisce i suoi prodotti completamente da solo. Due giorni a settimana, Sante scende giù dai pendii delle sue adorate montagne per andare a consegnare i frutti del suo duro lavoro ai commercianti sparsi per la regione. Da Lignano a Udine si può trovare la magica ricotta di Sante Rugo in svariati locali ed enoteche, o in negozi come Acapulco Fruit a San Giorgio di Nogaro o L’Angolo del Gusto a Udine.
Un tempo lavorava anche latte di capra, da animali che allevava lui stesso su nella sua malga, ma ora, ha abbandonato quella strada per perfezionarsi con questi due prodotti fatti magistralmente.
In programma per il nuovo anno c’è la presentazione di un nuovo prodotto per il concorso Italian Cheese Awards (22-25 Aprile 2017 Villa Farsetti, Ve), forse una caciotta.
Io rimango, da buona golosa, in scalpitante attesa del futuro assaggio.
Se volete provare i prodotti in anteprima informatevi direttamente con Sante: az.agricola.santerugo@gmail.com

 

Ma lo sapete quanto è bella la laguna??

La natura a volte crea cose straordinarie, spesso l’uomo però tende a distruggerle, o a non coglierne l’essenza. La Riserva Naturale Canal Novo a Marano Lagunare invece, è uno splendido esempio di conservazione, amore e legame al territorio. Un piccolo lembo di terra, per metà sommersa, fa da casa a svariate specie di volatili, e non solo. Tra le melmose zolle frammentate della riserva si possono vedere anatre, cigni, falchi con gran facilità. Si possono avvistare, a seconda delle stagioni, e dei flussi migratori, un gran numero di esemplari. I dati parlano di circa 300 specie, su 550 presenti in Europa, che si sono fatte vedere da queste parti nel corso degli anni. La riserva del Canal Novo, non è la sola presente in Regione; la principale, per estensione e anzianità, si trova alle foci dello Stella (la visiterò al più presto). Dal 1992, ha aperto i battenti questo piccolo angolo di paradiso, che è stato sviluppato su una fetta di territorio che un tempo era una valle da pesca. Seguendo il percorso, ben ricreato all’interno dell’area si arriva all’osservatorio dal quale potrete godere di un panorama eccezionale, se non siete interessati al birdwatching. Nella parte inferiore della struttura si trova anche una sala con alcune vasche contenenti i pesci tipici della laguna: anguille, passere, orate e gamberi sono solo alcuni esempi…vedrete anche dei buffi cavallucci marini far capolino tra le alghe tipiche dei nostri fondali!

La riserva è anche dotata di una struttura, un casone, nella quale potrete bervi un te caldo o assaggiare qualche buon piatto di pesce.

Il biglietto costa la modica cifra di € 5,00, € 3,50 il ridotto…vi posso assicurare che anche solo per la sensazione di pace che questo luogo quasi incantato trasmette, sarete ben felici di averli spesi alla fine della vostra passeggiata. Da breve tempo, è stata inserita anche una foresteria, moderna e attrezzata per accogliere fino a 60 persone e per dare la possibilità di godere della bellezza incantata di questo luogo dall’alba al tramonto.

In estate queste zone della bassa pianura friulana sono affollate di zanzare, quindi, come periodo vi suggerisco i mesi primaverili, oppure un potentissimo anti-zanzare. I colori di cui si veste la laguna in autunno o in inverno comunque, secondo me, sono spettacolari.

Nella riserva arrivano più o meno 12.000 visitatori all’anno, 20.000 se consideriamo anche le scuole..se pensate che, solo in Friuli vivono poco più di millione e duecentomila persone..è mai possibile che non vogliano vedere così tanta bellezza sotto casa loro??

Per tutte le informazioni necessarie, prenotazioni di visite guidate, pasti, o pernottamenti cercate il sito della riserva che a breve sarà operativo.

Alla ricerca del tesoro nel bosco di Muzzana del Turgnano

“Tartufo???…a Muzzana??? Nooo, non ci credo”

Ecco, questa è la frase più frequente che ci si sente dire quando si parla del tartufo bianco pregiato di Muzzana del Turgnano. Un tesoro, tanto raro quanto sconosciuto.

Il bosco di questo piccolo paese della bassa friulana è terreno fertile per la riproduzione dell’aromatico fungo. Ogni anno, durante l’ultimo weekend di Novembre si tiene la fiera “Tìfule in Fieste”, dove si possono gustare prelibatezze al gusto di tartufo. In uno stand allestito come un vero e proprio ristorante, con tanto di tavoli rotondi dalle candide tovaglie, cuochi professionisti in divisa da chef, dietro ai fornelli delle loro postazioni, cucinano sotto al vostro naso uovo, tartare di manzo, toç in braide, tagliatelle e filetto aromatizzati al tartufo.

Nel carnet degli eventi è inclusa anche una particolare asta di beneficenza, durante la quale, proprio come da Christie’s, si fanno le offerte a rialzo, per potersi accaparrare qualche grammo di goduria gustativa. Il ricavato dell’astata viene poi devoluto in beneficenza.

Tenete presente, che durante questo evento è possibile, prenotandosi, approfittare di un’iniziativa, a mio parere davvero speciale, cioè, passeggiare per il bosco di Muzzana, accompagnati dai professionisti dell’associazione e dai loro segugi, partecipando alla caccia al tesoro più gustosa della storia. Vi posso assicurare che addentrarsi in quel bosco, vestito d’autunno, vale sicuramente il peso della levataccia di Domenica mattina. è importante chiarire che, chi conduce la squadra di ricerca è sempre un professionista, dotato di patentino da raccoglitore, rilasciato dall’ ERSA FVG. Se non si è in possesso di tale licenza, si è passivi di sanzione. Il tartufo, comunque, non si trova tutto l’anno, proprio come la maggior parte dei funghi, si raccoglie tra Ottobre e Novembre, periodo in cui raggiunge il suo picco aromatico. Il naso dei Lagotti, segugi adatti a svolgere questa delicata e minuziosa ispezione del bosco, riescono a fiutare la scia anche a 200 metri di distanza. Una volta raccolto, non si conserva per più di cinque giorni.

Dopo essersi fatti negli anni fregare il loro prezioso bene da appassionati provenienti dalle più svariate regioni d’Italia, alcuni abitanti del posto, hanno fondato nel 2005 l’associazione Amatori tartufo di Muzzana. Tra i trofei più degni di nota, spicca un pezzo da 134 grammi raccolto durante questa stagione.

I boschi di questo anonimo paesino, grazie alle inondazioni subite negli anni, a causa dell’innalzamento del livello dell’acqua della vicina laguna, si sono arricchiti di nutrienti e di minerali, che rendono i tartufi di queste parti, a detta degli esperti, competitivi, per caratteristiche organolettiche, con i giganti di Alba.

Per altre informazioni o dettagli riguardo al tartufo bianco pregiato di Muzzana, si può trovare i contatti dell’associazione degli amatori sul loro sito internet.